Ambra Nata, Hilary, Tiffany e Sara Jevo: quattro drag della scena torinese raccontate nell'intimità del back-stage dei loro rutilanti spettacoli. Ecco l'obiettivo della curiosa mostra 'Drag Addiction!' curata da Dario Barbero per conto della Fondazione Artèvision e allestita nell'elegante Boccaccio80 Soft Cafè, ai piedi della collina torinese, fino al 14 giugno. Ventidue opere che scandagliano l'anima nascosta delle regine della notte, firmate da un fotografo trentatreenne emergente, Alain Battiloro (nella foto), già autore di reportages sul mondo della tossicodipendenza e sul V-Day di Grillo.
Come è nato questo progetto?
Un mio amico gay che fa l'attore mi ha introdotto in due locali gay torinesi, il Centralino e la Gare dove la domenica si svolge la serata 'Queever'. Ho contattato i responsabili di queste discoteche e le drag che ci lavorano proponendo quello che avevo intenzione di fare: un reportage sul dietro le quinte dei loro spettacoli. Mi hanno spalancato le porte, sono stati molti gentili.
Che cosa ti incuriosiva del mondo drag?
Mi ritengo una persona sensibile, come molti gay. Sono etero ma ho diversi amici omosessuali. Ho studiato architettura e all'Università ne ho conosciuti molti. Quando questo mio amico attore mi parlava delle discoteche che frequentava, per me questa cosa era 'strana' e mi è venuta l'idea di fotografarla, mi incuriosiva. Volevo raccontare storie nuove e, attraverso la fotografia, parlare di libertà, vissuta e non vissuta: alcuni gay riescono a vivere questa libertà ma altri no e sono costretti ad andare a vivere altrove, magari prigionieri del giudizio altrui ma anche delle proprie paure. Invece le drag queen riescono a fare quello che desiderano attraverso una maschera. Il mascheramento, come a Carnevale, ti permette di esprimere un tuo modo di essere che difficilmente potrebbe emergere. C'è una dualità interessante: Tiffany, per esempio, è Emanuele in versione maschile, una persona molto riservata, timida, rispettosa mentre Tiffany è l'opposto: svenevole, appariscente, anche sguaiata. Un enorme cambiamento. Volevo raccontare questo gioco: riuscire a essere quello che il tuo istinto vorrebbe ma per mille ragioni, sociali e morali, non può esprimersi.
E che cosa hai scoperto?
Ho voluto scoprire che cosa c'era dietro le quinte, curiosare nei camerini, svelare la metamorfosi che trasforma i ragazzi in drag. Lo spettacolo lo vedono tutti, volevo scavare che cosa c'è dietro. Sono poche le foto scattate sul palco. Non è un reportage di denuncia, non c'era un segreto da svelare se non soddisfare una curiosità. Scoprire la persona che c'è dietro la drag.
Com'è stata la reazione delle drag indagate dal tuo obiettivo nella loro intimità?
Loro sono dei protagonisti, sono esibizionisti per definizione. Nei camerini volano insulti, sfrecciatine piccanti ma è sempre tutto un gioco. Fanno le dive con i capricci delle dive dai ricami molto fantasiosi. In Ambra Nata e Sara Jevo ho riscontrato un'incredibile fantasia e creatività nell'articolare richieste di attenzione. Una drag queen va oltre il semplice essere gay e transgender, infatti alcune sono etero. La forza vitale e fantasiosa è travolgente e si vede anche nei camerini. Loro sono le star, catalizzano veramente l'attenzione, non lasciano spazio per controbattere. Le drag queen esprimono la loro forza artistica attraverso l'esuberanza verbale e comportamentale. Il trucco permette di avere la maschera adeguata, è un rito che dura un'ora, lo strucco invece molto meno. Un lento procedimento per coprire i tratti maschili con mastici, colle, silicone. Sono tutte primedonne, alcune invidiose, ma ho riscontrato molto fair play a parte alcune inimicizie storiche. Spesso si prestano vestiti e accessori.
A te non interessa tanto il costume, la piuma; preferisci piuttosto scavare sul volto…
Mi piace la persona, il mio occhio cerca di indagare sull'individuo, sono molto osservatore. Il vestito può invece essere visto da tutti. In una foto di Ambra Nata e Sara Jevo si vede che una aggiusta il vestito dell'altra mentre questa sorride: ho colto un profondo legame giocoso, molta solidarietà che ha destato la mia attenzione. In Hilary c'è invece un aspetto più erotico-sensuale, spesso il modo in cui sono drag è quello attraverso il quale intendono la propria sessualità come parte di sé. Spesso la dualità della loro personalità è intesa come liberazione. Sono andato a casa di Tiffany e ho notato un armadio per Emanuele molto ordinato e uno per Tiffany che era l'esatto contrario, un tripudio di colori e scintillii.
Sono nate delle amicizie?
Sì, per esempio con Tiffany/Emanuele, una persona molto piacevole, corretta, dal grande calore umano.
Perché la scelta di non mettere cornici alle tue opere?
Le foto sono dal vivo, volevo che arrivasse direttamente l'immagine, senza mediazione. Volevo dare una finitura all'opera il più semplice possibile da visualizzare.
Altri progetti, gay e non?
Dopo questo reportage, sono state pubblicate alcune foto dal titolo 'Queer' su 'Flickr'. Mi piacerebbe indagare sempre sul concetto di libertà ma il mio prossimo lavoro è top secret! |