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Se lo steward morto diventa una bandiera gay
di Gay.it
Lunedì 25 Agosto 2008

Gay.it - Se lo steward morto diventa una bandiera gay
L'articolo originale di Francesco Merlo apparso su La Repubblica in cui accusa le associazioni gay di aver strumentalizzato l'omosessualità della vittima della tragedia Spanair.


Se lo steward morto diventa una bandiera gay
di FRANCESCO MERLO

Siamo tutti omosessuali, e dunque ci spiace dire che l´omofobia, nella orribile morte del povero Domenico Riso, è un´ossessione sì, ma solo dell´Arcigay, che ha infatti accusato i media italiani di «avere censurato la relazione tra lo steward e il suo compagno francese». Ma noi siamo anche tutti eterosessuali.

E dunque ci spiace dire che solo ad un´Arcigay, che è ossessionata dall´idea e non è intelligente dei fatti, poteva venire in mente che in quel forno crematorio all´aeroporto di Madrid non c´erano 153 persone, ma solo due omosessuali dichiarati.

Tutto questo per dire che la sessualità, rispetto a quell´atroce tragedia, è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini. E dunque nessuno, e soprattutto l´Arcigay, che non lasceremo mai sola nelle sue battaglie contro le odiose discriminazioni, ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone, sulle quali l´onorevole Grillini non ha però l´occhio impietrito dall´ossessione e dall´indecenza.

E infatti solo per quei due, per Domenico Riso e per il suo convivente, l´Arcigay trova necessario che «la completezza dell´informazione» frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d´amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d´amore, sia sbandierata come una militanza, un drammone e una vertigine post mortem.

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Ma che c´entrano le abitudini sessuali, le pratiche coniugali, le tradizioni, le convenzioni e gli umori con la morte in un disastro aereo? In base alla logica sessuocentrica dell´Arcigay, i giornali e le tv di un Paese come l´Italia, che ha le sue gravi rogne ma è ancora civile e sa tenere lontana la tragedia dalla farsa, avrebbero dovuto involgarirsi, come purtroppo ha fatto l´onorevole Grillini, e dunque indagare e raccontare - «senza ipocrisia» perbacco - quanti, tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancore quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti.

Abbiamo, insomma, il fondato sospetto che l´onorevole Grillini sia - proprio lui - l´ossessionato dall´omofobia. È lui ad avere bisogno, sempre e comunque, del nemico per le sue usurate battaglie, al punto da andare fiero della sessualità di una vittima di un disastro aereo e di celebrarlo come un eroe della diversità, del pensiero laterale e dell´anticonformismo.

E c´è forse qualcosa di più. C´è un accenno rivelatore nell´indignazione di maniera dell´Arcigay, la quale si chiede: «Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova e una famiglia, potrà avere rispetto, almeno dopo morto?». Noi che sappiamo pensare male, temiamo che in questa sottolineatura dell´emigrante siciliano, che solo a Parigi può liberare la propria sessualità, ci sia un avvitamento razzista, probabilmente inconsapevole. Grillini, insomma, non si rende conto che l´idea che un siciliano debba uscire per riuscire è un´idea criptoleghista, perché appunto i leghisti ritengono che i meridionali solo altrove possono avere opportunità, mentre la loro terra li condanna a un destino di dissipazione sociale e, nel caso dell´omosessuale, di infelicità e di disprezzo. Secondo l´Arcigay, Domenico, se fosse rimasto in Sicilia, avrebbe potuto solo nascondersi e dannarsi. A Parigi, invece: allegria, valori condivisi, fierezza. C´è insomma uno sguardo di degnazione verso la caverna del Sud, dove - malgrado Grillini e il suo bisogno di arcaismi da aggredire per continuare ad esistere - c´è ormai tutto il ventaglio della sessualità praticata, e anche nelle istituzioni, proprio come a Parigi.

Due parole infine sui giornali e sulle tv italiane che, a conferma di libertà, hanno deciso in maniera molto varia come e quanto tirare in ballo la scelte private e i pudori familiari di Domenico Riso. Ogni giornale, insomma, si comporta come crede, ciascuno ha la propria misura di eleganza, ciascuno ha i suoi titolisti e i suoi cronisti, e ciascuno fa ovviamente anche i suoi errori.

È legittimo criticare, ma la paranoia dell´omofobia, in questa Italia confusa, sta rischiando di trasformare l´Arcigay in una comunità di preti fondamentalisti al contrario, con lo sguardo tutto puntato sulle pratiche sessuali e con la stessa idea di società che ha Rocco Buttiglione, e magari anche con lo stesso Dio sessuomane. Qui in più c´è anche l´orrore di avere scambiato un camposanto in un campo di battaglia.

(Fonte: La Repubblica, prima pagina nazionale, sabato 23 agosto)

 
 
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