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Gay d'Islam
di Giulio Maria Corbelli
Mercoledì 9 Luglio 2008

Gay.it - Gay d'Islam
Omosessualità nel mondo arabo: "L'amore che non si può dire" di Brian Whtiaker e "Cristiani di Allah" di Massimo Carlotto ricostruiscono un quadro più completo di quello che si evince dalle cronache.


Lo sapevate che al Gay Pride di Roma ha aderito e partecipato anche una associazione islamica? Era la prima volta che un fatto simile accadeva in Italia: la Islamic Anti-Defamation League (Iadl), organizzazione impegnata nella difesa dei diritti delle comunità islamiche e dei singoli musulmani a livello legale e sociale, ha scelto di sfilare il 7 giugno accanto al popolo lgbt italiano: «Alcuni saranno presenti perché gay, lesbiche, bisessuali, transessuali o 'questioning' - aveva annunciato i giorni precedenti la manifestazione la portavoce nazionale della Iadl, Dacia Valent - ma tutti noi parteciperemo perché sappiamo nel profondo dei nostri cuori e delle nostre anime che non è necessario essere "qualcosa" per sentirsi parte in causa o parte del progetto di una vita bella da vivere». Come se non bastasse, la portavoce della Iadl ha sottolineato che «non è la prima volta che sosteniamo il diritto degli omosessuali ad una vita piena e priva di discriminazione, infatti abbiamo premiato con la Mezzaluna d'Oro un'associazione glbtq musulmana, Al-Fatiha, con sede a Londra».

Gay.it - Gay d'IslamL'omosessualità nei paesi islamici non è solo legata alle condanne disumane subite da alcuni gay che giustamente suscitano l'indignazione dell'opinione pubblica. Il quadro è innegabilmente più articolato: lo spiega bene Brian Whitaker, giornalista del Guardian di cui è stato a lungo responsabile per l'area mediorientale, che ha scritto il libro Unspeakable love. Gay and lesbian life in the middle east, pubblicato recentemente in Italia dalla Isbn (256 pagine, 16,00 euro) con il titolo L'amore che non si può dire. Storie mediorientale di ragazzi e ragazze, che scandalosamente asseconda il sacro terrore che quasi tutti gli editori italiani hanno di veder comparire sulla copertina dei loro libri la parola "gay". A parte l'inspiegabile pruderie, il libro è uno strumento utilissimo per comprendere meglio il mondo dell'omosessualità nei paesi mediorientali. Anche attraverso un appassionante viaggio nei riferimenti culturali, molto più numerosi di quello che si potrebbe pensare: sono tanti (anche se non tutti tradotti in Occidente) i libri di autori mediorientali che hanno qualche riferimento ad amori gay o lesbici e alcuni di essi riescono a mettere questo tema al centro della trama senza cadere nella censura. Anzi, conquistando spesso un grosso successo. Discorso simile per il cinema, dove ci sono produzioni capaci di sfuggire al rogo censorio fin dagli anni Trenta, quando, come spiega Garay Menicucci citato da Whitaker, «il codice più usato per la rappresentazione cinematografica di gay e lesbiche è stato il travestitismo». Ma anche gli autori contemporanei, soprattutto egiziani come Youssef Chahine o Yousri Nasrallah, osano inserire riferimenti all'omosessualità nelle loro pellicole incuranti del "pericolo".

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Citando libri, film, pensatori e politici, Whitaker cerca di costruire un quadro il più possibile completo della situazione in cui viene vissuta l'omosessualità in Medio Oriente, mettendo insieme i riferimenti culturali con la cronaca, la storia delle - poche - associazioni lgbt mediorientali con i riferimenti giuridici e biblici che ne sanciscono la condanna. È facile comprendere che ala fine la situazione appare più articolata di quello che ci si potrebbe immaginare: nei paesi islamici sono tanti i gay e le lesbiche che riescono a condurre una vita tutto sommato soddisfacente anche se, di contro, alcuni di loro non sfuggono ai severi controlli e subiscono punizioni disumane. Il solo limite del libro sta forse nel fatto di essere scritto da un occidentale, che inevitabilmente fa riferimento a valori e modelli di pensiero che sono diversi da quelli che presumibilmente adotterebbe un autore mediorientale.

Gay.it - Gay d'IslamQuesto contrasto emerge in maniera esemplare già quando ci si chieda se sia corretto ricorrere alle categorie di "gay" e "lesbica" in riferimento all'omosessualità così come viene vissuta e intesa nei paesi islamici, dove gli amori tra persone dello stesso sesso hanno avuto una storia che non contempla alcuno "Stonewall" ma che pure ha conosciuto momenti di grande accoglienza verso gli omosessuali. Come quello descritto dallo splendido romanzo di Massimo Carlotto, Cristiani di Allah (edizioni e/o, 200 pagine, 19,50 euro). Questo "noir mediterraneo", come viene definito nel sottotitolo, fa riferimento al mondo dei corsari che, nel Cinquecento, compivano incursioni e razzie in tutto il Mare nostrum. La storia prende avvio in Algeri, dove i corsari di Hassan Agha (personaggio realmente esistito che Carlotto ha descritto con piena fedeltà storica) combattono contro l'armata di Carlo V. Tra di loro, l'albanese Redouane e il tedesco Othmane, due ex-lanzichenecchi rinnegati che hanno abbandonato la loro religione abbracciando l'Islam per poter vivere tranquillamente il loro amore omosessuale.

Tra ricostruzioni storiche e toccanti pagine cariche di sentimento virile, il romanzo, a cui si accompagna un Cd audio con musiche scelte dall'autore, presenta una storia di amore tra uomini realmente inedita, quasi un Brokeback mountain del mondo corsaro. Una storia che è possibile anche ascoltare in alcuni teatri italiani in cui Massimo Carlotto porta in tournée la riduzione scenica del romanzo (info su www.massimocarlotto.it).

Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum:

Inviato da: Lafcadio (Lecce)
Data: 3-08-2008 11:48
Guarda il mio profilo su Me2

Ma cosa c'entra questo argomento col Forum Libri? Se non erro questo argomento e' legato ad un articolo del sito, nel senso che quando scrivi un commento all'articolo in automatico viene messo in questo forum sui libri. Immagino si parli di un libro sui gay e l'islam.


Inviato da: Per il moderatore
Data: 1-08-2008 20:35

Ma cosa c'entra questo argomento col Forum Libri?


Inviato da: ADELE
Data: 24-07-2008 23:08

E NOI QUI SCEMI A COSTRUIRGLI ANCHE LE MOSCHEE..


Inviato da: CHE SI SAPPIA
Data: 24-07-2008 23:06

di GIACOMO GALEAZZI, da La Stampa del 5 gennaio 2008 «Fermate l´Egitto». Per rompere il silenzio sulla persecuzione subita, i copti si appellano alla Santa Sede e alla diplomazia internazionale. In occasione del Natale della Chiesa Copta Ortodossa, il 7 gennaio, i diplomatici egiziani in Europa e in Vaticano sono invitati a «non recarsi in visita alle Chiese Copte». La loro presenza «non è gradita», scrive Ashraf Ramelah, presidente della «Voce dei copti», l´associazione costituita in Italia e negli Usa per la protezione dei cristiani d´Egitto contro le discriminazioni (dai bar vietati alle donne cristiane, alla legge restrittiva sulla costruzione di chiese, a impedimenti nel lavoro). L´Occidente fa finta di non sapere che dietro il «moderato» Egitto si nascondono i finanziatori dell´espansionismo dei «Fratelli Musulmani». Un Sos lanciato nel pieno di un´escalation di violenza: poche settimane fa, i fondamentalisti hanno bruciato vivo un copto e poi gli hanno tagliato i genitali. Ogni giorno si verificano sequestri di ragazze cristiane, violentate e costrette a convertirsi all´Islam da elementi dei «Fratelli Musulmani»; arresti senza prove di attivisti copti da parte dei servizi segreti; ragazzini cristiani convertiti a forza dal governo perché i loro padri sono diventati musulmani; negozi e case di copti saccheggiate e bruciate. Da questo humus culturale e religioso anti-cristiano provengono molti predicatori delle moschee italiane. E che l´azione di camuffamento sia ben concertata, secondo la «Voce dei copti», viene dimostrato anche dal fatto che ogni anno, i diplomatici egiziani e membri del governo visitano le Chiese copte in Egitto e all´estero durante la festività natalizia: «Nonostante siano sempre stati ricevuti, la loro presenza non è mai stata gradita. Quindi, chiediamo di annullare questa visita di facciata». Da tempo, infatti, il governo egiziano ha utilizzato il Natale copto per dimostrare all´Occidente di promuovere il pluralismo religioso. «Le visite degli ufficiali egiziani sono sempre accompagnate da messaggi di propaganda, in cui si sottolinea che il governo non fa distinzioni fra i suoi cittadini di qualsiasi credo. Ma non è così.- denuncia la «Voce dei copti»-.Noi cristiani siamo discriminati dal governo sia sul posto di lavoro, sia nella vita quotidiana». Un allarme raccolto in Vaticano. «I copti soffrono, la vita per loro è particolarmente difficile- osserva il cardinale Achille Silvestrini che da prefetto delle Chiese orientali ha più volte visitato l´Egitto-.Sono l´ultima comunità cristiana numerosa rimasta in un mare islamico». Per i cattolici è ancora peggio, concorda padre Venanzio Milani, presidente dell´agenzia missionaria Misna: «Ormai il regime ha gettato la maschera. L´Italia e l´Ue, sempre pronti a firmare documenti anti-cattolici, continuano a fare finta di niente». Intanto le persecuzioni nei confronti dei copti assumono le forme più drammatiche del martirio dei cristiani, inclusi rapimenti seguiti da crocifissioni compiute dalle forze di sicurezza egiziane. Le crocifissioni sono avvenute per gruppi di 50 persone, letteralmente inchiodate a croci oppure ammanettate a porte, con le gambe legate, picchiati e torturati con corrente elettrica nelle zone genitali, dalla polizia che li accusava di essere «infedeli». Inoltre, durante incursioni nel villaggio copto di El-Kosheh, vicino Luxor, alcune adolescenti sono state rapite e, nei posti di polizia, una decina di bambini sono stati picchiati con bastoni davanti alle loro madri. Le notizie che si sono diffuse nonostante il terrore che impedisce alla gente di parlare sono giunte fino al Congresso degli Usa, dove 29 parlamentari hanno sottoscritto un appello a Mubarak per porre fine alle torture. «La Chiesa copta vive con coraggio lo stillicidio di discriminazioni sociali e politiche, sostenuta da un´ampia pratica religiosa, dai 30 monasteri (con oltre 5.000 fra monaci e monache)», evidenziano in Vaticano.


Inviato da: Torrigonge
Data: 24-07-2008 23:05

[size=24:3261de814f][color=red:3261de814f]INFIDENDIBILI[/color:3261de814f][/size:3261de814f] Egitto, rapita ragazza copta. Cristiani scendono in piazza autore: Lorenzo Fazzini (Avvenire, 19 giugno 2008) Nuovo atto di violenza contro la comunità copta in Egitto. Una ragazza cristiana è stata rapita nei giorni scorsi da un giovane musulmano, presumibilmente per essere convertita con la forza all'islam. Maria Gerges Labib, quaesto il nome della vittima, 17 anni, è stata sequestrata sabato scorso all'uscita della sua scuola nella località di Abu Al Matamer, nella provincia settentrionale di Al Behera dove si era recata per gli esami di fine anno. I genitori hanno sporto denuncia contro il loro vicino, un giovane musulmano chiamato Amro Abd Mazen. Al momento la sorte della ragazza è un ''giallo'', visto che alcune fonti locali danno notizia della sua liberazione, ma nulla vi è ancora di ufficiale. La denuncia arriva dall'associazione ''Voice of the Copts'', che si batte per la difesa dei diritti dei copti in Egitto, la più grande comunità cristiana di tutto il Medio Oriente e che rappresenta circa il 10% della popolazione egiziana. ''Denunciamo l'ennesimo coinvolgimento dell'autorità egiziana filo-wahabita che protegge i sequestratori di giovani copti allo scopo di convertirli all'islam'' è l'allarme di Ashraf Ramelah, presidente di ''Voice of the Copts''. Oltre al danno la beffa: appresa la notizia del rapimento dell'adolescente cristiana, centinaia di copti si sono riuniti davanti al commissariato locale della polizia chiedendo notizie della rapita, ma la polizia ha arrestato 17 persone. Gali Eskander, un avvocato che difende la famiglia della giovane, ha dichiarato che i copti hanno iniziato una protesta pacifica di fronte al commissariato a causa dell'inerzia della polizia sul caso. Il caso della Labib è l'ultima vicenda di una pesante recrudescenza di violenza contro i copti. Il 28 maggio un gioielliere cristiano e tre suoi impiegati erano stati assassinati a colpi di arma da fuoco nel sobborgo di Zeitoun, quartiere a maggioranza cristiana nella periferia del Cairo. Il 6 giugno un giovane cristiano, MIlad Ibrahim Farag, 20 anni, è stato ucciso a Dafash, nell'Egitto meridionale, da un vicino musulmano. Di recente il monastero copto di Abu Fana, vicino alla città di Minya, è stato assaltato e dato alle fiamme da una folla di islamici che accusava i monaci di illegalità per la costruzione di un muro dell'edificio: negli scontri un musulmano è rimasto ucciso. Commentando questi fatti. Il giornalista egiziano Ahmad Al-Aswani ha scritto che ''ciò che sta accadendo ai nostri fratelli copti non sono episodi sporadici, ma un'ininterrotta serie di omicidi, rapimenti e assalti''. A turbare la comunità copta, poi, l'altro giorno è sopravvenuto un incendio nella chiesa di Vergine Maria a Sakha sul delta del Nilo, conosciuta perchè - secondo la tradizione - conserva l'impronta di Gesù bambino mentre si apprestava a lasciare l'Egitto per tornare a Nazareth dopo la fuga da Erode. Le autrorità e i religiosi copti hanno però escluso il dolo e hanno parlato di ''incidente''.


Inviato da: apolide
Data: 24-07-2008 21:38

Ma date retta a Dacia Valent? Fatevi un giro su internet e troverete le vicende di una ex parlamentare a caccia di "alleati" per rifarsi una immagine politica.


Inviato da: Torrigonge
Data: 24-07-2008 09:09

mi è bastato vedere il documentario di ieri notte su raitre dedicato all'egitto e alla scomparsa della tolleranza per le altre religioni per convincermi ancora di piu che andrebbero presi tutti a calci in culo. In egitto rapiscono anche le ragazze cristiane per farle convertire e poi sposare. 400 casi nel 2007, e in tutti i casi vengono minacciate che se vogliono riconvertirsi verranno sgozzate. E qui in italia ci sono ancora delle cretine che si innamorano di questi deficenti...



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